Sonda spaziale Juno, un progetto della NASA per scoprire i misteri di Giove

Correva l’agosto 2011 quando la sonda spaziale Juno è stata inviata da parte della NASA in orbita. L’obiettivo è presto detto: studiare nel modo più minuzioso possibile il pianeta Giove e scoprire tutti quei misteri, e a quanto pare ce ne sono tanti, che ancora nasconde. La sonda spaziale Juno si può considerare un vero e proprio agglomerato di tecnologia e la missione si è conclusa sette anni più tardi, nel 2018.

Il viaggio verso giovedì

Come abbiamo detto in precedenza, l’obiettivo di questa sonda spaziale è uno solo e si chiama, per l’appunto, Giove. Quest’ultima è il pianeta maggiore per dimensioni in tutto il nostro Sistema Solare: l’investimento e il lavoro che c’è dietro il lancio di questa sonda sono enormi, ma semplicemente dando uno sguardo ai risultati si può notare quanto ne sia valsa la pena.

L’immagine che è stata scattata proprio dalla sonda fa capire quanto poco conosciamo di questo pianeta. Basti pensare che la sonda Juno ha tagliato il traguardo dell’orbita di Giove il 4 luglio del 2016, quasi cinque anni dopo il suo lancio. Il primo passaggio della sonda ha permesso di svelare una serie molto interessante di dati, dopo che è volata per circa 4200 chilometri sull’orbita di questo impressionante pianeta. L’importanza di questi dati? Basti pensare che sono serviti per pubblicare più di 44 documenti di ricerca geofisica.

Diverse immagini che sono state registrate hanno permesso di capire come tutti e due i poli di Giove siano completamente ricoperti di tempeste di vorticosità e di dimensioni esattamente pari a quelli della Terra, con una simile densità di raggruppamento. Dalla NASA hanno già fatto sapere come siano rimasti senza parole di fronte alle modalità di formazione, alla stabilità che caratterizza queste tempeste e del perché il polo nord di Giove non pare come il polo sud. Prima che venisse intrapresa questa missione, si sapeva solamente che Giove poteva contare su un campo magnetico decisamente più intenso rispetto a ogni altro pianeta all’interno del Sistema Solare.

I treni di onde

Gli strumenti che sono stati installati a bordo della sonda spaziale Juno hanno messo in mostra la capacità di resistere molto bene di fronte a radiazioni particolarmente intense che vengono provocate da questo imponente pianeta. Qualora non si dovesse riscontrare dei malfunzionamenti, ecco che la sonda dovrebbe avere tutte le carte in regola per portare a termine la missione che, in base a quanto è stato stabilito, dovrebbe trovare la sua conclusione a luglio del 2021.

I lavori che sono stati fatti tramite i dati che sono stati ricavati dalla sonda hanno permesso di fare tantissime scoperte. Già solo con le attuali ricerche, è stato possibile rivoluzionare completamente quanto si era pensato in merito all’atmosfera di Giove, ma ciò che ha lasciato più stupiti gli addetti ai lavori è la complessità del campo magnetico di questo pianeta.

Interessante notare come si sia approfondito positivamente lo studio dei treni d’onda nell’atmosfera di Giove, che erano stati notati per la prima volta nel 1979 grazie alle Voyager 1 e 2. I treni d’onda, studiati grazie a questi dati, sono stati rilevati con un’altezza che supera anche i 10 chilometri. Tra l’altro, si è notato anche un treno d’onda che si è irradiato verso la parte esterna, partendo dalla zona centrale di un ciclone.

I ricercatori, però, non sono stati ancora in grado di comprendere come si sviluppino questi treni d’onda. Infatti, alcuni paiono seguire uno sviluppo convergente, mentre altri tendono a sovrapporsi, come se si trovassero su livelli differenti dell’atmosfera. La seconda fase della missione, infine, dovrebbe concentrarsi proprio sullo studio dei venti e degli elementi che generano il campo magnetico di questo impressionante pianeta.