"Soffocare" di Chuck Palahniuk
SOFFOCARE – Chuck Palahniuk
(Mondadori, Milano, pp. 280, 8,80 euro)
Soffocare è il quarto libro di Palahniuk tradotto in Italia, dopo l'osannato “Fight Club”, “Invisible Monsters” e “Survivor”. “Se stai per metterti a leggere, evita”. Questo è l'incipit del romanzo che narra la storia di Victor Mancini, un uomo, un loser che vede la vita per come gli è stata offerta, e per questo non smette un momento di sputarci sopra. È un ex-studente di medicina, che cerca attraverso delle sedute di terapia gruppo di affrancarsi dalla sua dipendenza dal sesso. Fallendo, ovviamente, e contravvenendo ogni giorno ai suoi “buoni” propositi. Figlio di un'anarchica che gli ha fatto passare l'infanzia tra i finti rapimenti alle famiglie a cui veniva affidato, e maldestri tentativi di attentati al sistema. Nel presente, un lavoro come marionetta in un mondo posticcio: costretto a vivere nella ricostruzione per turisti di un villaggio settecentesco, per guadagnare qualche soldo che possa pagare la dispendiosa degenza della genitrice, colpita d'Alzheimer, in una clinica piena di folli anziani che ogni volta tentano di incolparlo dei traumi della loro vita.
Ma non è finita qui. Professionista del fallimento nella vita di tutti i giorni, Victor ogni sera cerca il modo per rimpolpare le proprie finanze, con un piano semplice, almeno quanto folle: soffocare, per l'appunto. Prende l'elenco telefonico e individua un ristorante in cui non abbia già messo in scena la sua recita più riuscita. Si siede al tavolo e ordina da mangiare, si riempie la bocca di cibo fino a strozzarsi, nell'attesa che qualcuno in sala lo vada a salvare, divenendo così una sorta di suo 'tutore' per il resto della vita. “Soffocando, diventi una leggenda sul loro conto che queste persone alimenteranno e ripeteranno fino alla fine dei loro giorni” dice il protagonista; Victor finge di soffocare per poter avere qualcuno che, una volta salvatagli la vita, si senta responsabile per lui per sempre, e gli allunghi magari dei soldi coi quali possa tirare avanti. Ma allo stesso tempo strizza l'occhio alla necessità degli uomini di sentirsi “eroi”, di giustificare la propria inutile esistenza, attraverso un gesto che gli dia l'impressione di essere finalmente diventati qualcuno: “Potresti addirittura essere la buona azione di una vita, il ricordo che in punto di morte giustifica un'intera esistenza”.
Serrato, vivido e sferzante, lo stile di Palahniuk si fa ben riconoscere ed apprezzare in queste pagine. Il libro è scritto con il solito cinismo e la solita, raggelante pacatezza, che ha contraddistinto l'autore statunitense fin dai suoi esordi. Una trama affollata da reietti, folli, malati di qualsiasi patologia sociale e mentale che la società americana abbia mai potuto partorire. La storia di un percorso di vita, certo da non prendere come esempio, ma un modo come un altro per sopravvivere e sopravviversi. Palahniuk con Soffocare coglie nel segno ancora una volta. “Se stai per metterti a leggere, evita”. Ecco, evitate piuttosto di seguire questo consiglio.
[GIUDIZIO: 8 - da leggere!]
21/01/2010