Il vero matrimonio tra Venere e Marte
Il matrimonio di Venere e Marte,sancito dalle Egladi
sfere luminose luccicherebbero oltre gli alberi
l'argento dei prati resta e si diffonde oltre le terre
sino al pulviscolo di sempre
un gioco è stato eretto
e tutti i bimbi che vi passano lanciano alle funi con le loro manine d'aria
Le arie e gli eteri leggeri si protraggono come posati uccelli al suolo
mentre sfilano senza fantasmagorie gli esseri leggeri
quali la Presenza,la Costanza,la Leggerezza,il Rimedio al Tempo.
Soavemente e senza scene il presente si coniuga nei momenti di adesso
Scorre il tempo indefesso
-mentre scompaiono i latrati dei mastini
e soavemente si ripercuote sino al suo apparire il Tempo Bello.
Le Esperidi hanno narrato le lane,i fili dell'erba,le vite,
le ginocchia delle donne
I pascoli hanno indetto un'assemblea ferma sul fare del vivere
Il sorriso dei monti ha giaciuto alle rocce.
Giove scruta attentamente la scena e nota ogni posa dell'uomo
le baccanti sono ferme e i Titani arretrano
mentre i mari in tempesta gorgheggiano muti.
I soli splendono con clemenza apollinea,
quasi le musiche,portatrici del sogno,
avessero veramente partecipato alla vita del paese nel matrimonio.
Le sibille perfino sono felici,i fauni ironici posano estetici
nel sorriso che lega le cose.
Gli amori restano,i tempi crescono,
i sentimenti inenarrati nei quadri
si avviluppano alle arie,vera presenza dell'etere,
mentre Giunone,non schiva,affaccia il suo sguardo.
(Giacomo Amoretti)
24/06/2010