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Notizie di Poetar m'è dolce

Non c'è altro da narrare che di un castello

Non c'è altro da narrare che di un castello,ove languono le voglie
di un principe,fra sete,e principesse raggiungibili,fra l'opulenza
dei velluti,lo attirano ai saloni dove bevande scorrono
e il volteggiare possibile delle danze
s'acqueta da seduti,ai dialoghi che intrattengono in festoni colorati
 
La nascita dell'arte è la prima questione trattata
Fra le feste dei sorrisi musicali,la presenza di Giunone in un quadro
disegna le linee del classico e dell'esoterico nel dire che sottolinea
le cadenze del fisico della dea,accostandole il principe con ironia
alla bellezza della fanciulla.
Mentre scendono alla finestra i piumini dei pitaciò e il giallo
delle sere s'intrattiene nell'aria,dipartono restando ferme le terre,
e i mari sciacquerebbero con il loro rumore le acque,
le colline spiccano nei verdi intirizziti di tenere terre e fiori,
e i due discorrono allegramente e sensualmente mentre un bacio
parrebbe ormai inevitabile tra i due
che si avvicinano nel dialogo intridendo i velluti.
 
I pomeriggi trascorrono nella pacatezza dell'atmosfera
ove la leggiadria e il riposo sembrerebbero evocare i fiori
 
le sere scendono con il manto scuro della luna
e la giovane torna in anticipo nella sua stanza per il ritmo
del nostro racconto.
                                   *
Lo spuntare del sole evoca e inizia tutte le fiabe
l'azzurro e i cuoi si mischiano
e le selle dei destrieri appaiono levigate e i pelle chiara e sottile.
Il principe cavalca,ci vorrebbe ora una notte senza mari
per suscitare tutte le possibilità del tempo dall'arco del giorno
alla sera lusinghiera
ritirata dai poeti crepuscolari nelle acredini
senza fili e rumori,saline come certe ghigne o le acque
del tempo.
 
Il giorno procede evocando i campi,le radure,le spelte
dei galoppi,le soleggiate che emanano nelle erbe e nelle terre
quel giallo luminoso da attraversare come oro in una novella
sull'avventura ricca.
 
Le terre si aprono,e al loro rumore si inscuriscono le zolle,
un'ombra deliziosa mi attira verso i florilegi come in presenza
di una fanciulla
Gli arazzi,gli argenti,nel sentore di terra calda,piccioni,
cani,animali che giocano come con fanciulli,
dove lietamente rimboccherei loro le coperte
in questo sentore per me anche viscerale
delle palme splendide e del cocco.
 
Continuano le avventure del principe.
Il fuoco si colora e splende
i camini si accenderebbero nelle stanze se non fosse giorno.
 
Il vino saporoso scenderebbe volentieri in gola
accompagnato dalla festa
per intrattenere le feste apache
                     del madido candore delle paci sedute,
delle pipe estatiche mai passate alle bocche di questi fumatori
dalle labbra rosse di indigeni
atti a disegnare nel gesto del calumet segni di uccelli
e mistiche intraprese aborigene.
 
I saloni si dipingono e gli arazzi diventano tribali
il caos entra da una fessura
la cantante fa passare una sua bella sostenitrice.
 
Le confusioni si placano nelle calme
che danno il latte alla pancia
 
I sogni riappaiono anche per i piccioni nelle calme gialle
che distendono i solchi delle bili e delle viscere
nelle calme dello scioglimento.
 
Spunta il sole umano,l'acquietarsi delle forze
-un che di irraggiungibile
descritto come pace
le viscere si distendono
è il calmo sentore dei fiori
 
è una sensazione che s eprovo come animale
capisco essere le viscere che si nutrono
l'esperienza di questo
il quietarsi senza accendersi
il quietarsi dello stato
 
il riportare la situazione al suo stato
è gradevole
e connota i sentimenti di calma
E'il mantenimento dello stato
 
Le feste scorrono nei meriggi
che attenderebbero le metafore
 
Le lusinghe dell'aria invadono e scendono
nel sentore poetico ricercato
La luce sprigiona bellezza,
una semplicità esistenziale innata e lontana dalle congetture
va al mio pensiero
 
Il tempo si accorcia
nei sentori delle vecchiaie,degli istinti,delle brezze,
degli animali,dei battiti
 
il tempo breve delle estati    trascorre incommensurabile
agli occhi del silenzio
 
è questo il sentore degli autunni
                                     -che "con meno essere"
ridanno al tempo il suo tocco      cadenzato
che li fa danzare alle stagioni.

(Giacomo Amoretti)

23/07/2010

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