Nei rossi emblemi dell'arte
Nei rossi emblemi dell'arte
l'indolenza delle fanciulle aggrottò le sopraciglie e incavò le guance
Si scurirono le migrazioni dei profughi
i poveri e i deboli danzarono in piedi sulla terra
aperta
I grandi castelli si fatarono e scomparvero e rimase il principe magnate
le fanciulle ballarono una danza del ventre
i piccioni scomparvero nel rumore fremito del loro volo.
Gli animali che tessono le noie e lo stare delle fami
collaborarono audaci alla creazione
eretta con monoliti nelle viscere dei sudari del tempo
tra le polveri dei soli della storia e le frasche
di fiumi mitologici,la creazione divenne palo d'acciaio,
baluardo delle genti,manifesto dei popoli
e nell'autunno dolce delle osterie nelle sere
bevendo spuma e vino biondo,si ride con decoro
alle pose assunte sulla terra dagli avventori della vita,poeti,
che passanti frementi - giungono a viverla più di tutti
-attaccandovisi come foglia che diviene albero,poi terra,cosa.
Senza denari ma con buone speranze,
seguo le inflessioni del tempo,le dolcezze delle creazioni
dipartono come fiumi -al vibrare delle pelli
e al battito dei tamburi.
La dolcezza disegna la sua "preda" con languore,
schiarendo o inscurendo i tratti generali dell'opera,
nelle belle sensazioni procurate a vivere strenue dolcezze
ove potrebbero riflettersi le cose,a tessere spartiti sui corpi e le vegetazioni
infine a declamare la purità dell'arte
negli accessi di stile novizii che invocano soli o lune
alle temperature dell'arte,nell'incedere delle vergini
che si proiettano nel dipinto
lasciando candori e fiamme
come asfodeli di fuoco in cui brucia la brace di amore
(Giacomo Amoretti)
26/01/2010