La città dei cantanti
di Giorgio Sputeri
In quella città si misero a cantare tutti.
Iniziò una cicciona oscena,poi Valle fiorita no no gluck gluck,
lo psichiatra Mozzo ci provò,il Dem e altri,tutti aiutati dalla televisione
volevano fare la loro bella figura,e cantavano di guerra e di religione.
Qualcuno era collegato al programma Divani e materassi,altri
ad altre cose.
Nella babilonia cinese tutti cantavano,
e impersonificavano come nei fumetti:c'è chi diceva di essere il re,
come il Dem,chi diceva di essere questo,chi quello,
e a forza di impersonificare,nella babilonia cinese delle loro
macchine,apparve il demonio,grande impersonificatore,
che si chiese cosa succedesse e se qualcuno l'avesse interpellato.
Nello spleen della scarsità e dell'idiozia dove tra oscenità
e religione ostentata e appena imparata recitata tutti dicevano di essere
Davide.
I combattivi dovettero fingere di combattere il demonio,
ma persero clamorosamente.
Il demonio si fermò nella babilonia cinese trovandosi bene
e Capitan-ini,felicissimo,andò da esso.
La Rai entusiasta si congratulò con la città per avere portato
lì il maligno e altri decisero che l'avrebbero catturato
ma quando andavano lì si lasciavano sedurre.
I seguaci del male ballarono un sabba gigantesco
di cui ancor ora si vede il fetore.
03/11/2009