Chiamata primaria
Andate rabbie dei popoli,non chiamo le Furie,
dove vestiti si sdoppiano in pelli puzzolenti,e i suoi capi annichiliscono,
mentre ancora propongono lo sposalizio dell'abito con la pietra
-andate seguaci di caan,canaglie,sino al limite del vortice
che portaste,mentre piangeva sangue il corpo delle vecchie
e gli uomini pregavano per non avere almeno gli avvoltoi,
fermi,però,nella lotta
Andate venti,calmatevi declivi,nelle notti pallide dei canyon
dove i lupi ridono e i coyote si rinchiudono in loro stessi
e si arruffano.
Andate Fami,andate là dove lasciano alla deriva i popoli,
voi che vi saziate ai declivi
Venite commessi,osti,garzoni di barbiere,
belle venditrici di scarpe
che lagnano al mostro bicefalo un nuovo tic
alla palombella rossa delle televisioni sconfitte
portatemi la preda,fami,orsi,portatemi gli ozii
perchè ne faccia qualcosa,
portatemi i parassiti,
e rapiamo il cranio al nemico,
ebbro in montagna col veleno dei peggior ragni
Portatemi le fami,ai dolori crescerei,
non portatemi i lutti,portatemi gli uomini e gli amici,i piccoli,
e i rigori e le speranze,e i dolci moniti del tempo
che già mi saziai ai deserti ove diedi l'argento della luce
Non c'è argento nel deserto
dissero
Cola l'oro nero alle ginocchia dei popoli,
anche senza le vendette che lacrimano come fanciulli
Vola l'airone delle fami,l'airone delle rondini,
i desideri di chi ci chiamava plebei si affievoliscono
alle notti che diedero i sangui
Vola il desio,già vola l'albatross delle terre
e mentre i mari chiedono scusa,
atti a sciogliersi nelle fumigie che imprecano,
o nelle acque limpide dei pesci
I lampioni borbottano,le selve crescono con elettricità mai viste
e avventori avvampati,
le case dovrebbero riempirsi di domestico
mentre qui ancora le pareti tremano
(Giacomo Amoretti)
10/02/2010