Amai frequentare la città
di Giacomo Amoretti
Amai frequentare la città
per brevi ore
procedeva il ritmo della mortalità,alla trombetta di quel tale
monotonia stancava la peste sulle guance
s'intiepidiva la luce non come un barbecuè
c'erano grossi uccelli che volavano brontolando
nella pentola un tozzo di pane raffermo imbrodato
gli uomini avevano smesso di ridere
si guardavano,marcire
i lutti avevano suonato,i dolori imperversato,nella notte color dell'abisso
Non si parlava che per gesti,la carestia aveva lasciato un ristorante caricaturale
la pizia apparve a sternutire,in piazza,dov'era disseminata la luce come
cioccolato fuso
Inventai Sibille,al prato romano
le acque del possente Tevere sarebbero corse sotto il ponte romano
dando una nuova secolarità
i piccioni spaventati,il corno nell'aria cupo
Tutto è cambiato!
Si sta bene.
Fanciulle deliziose a prendere il pane,
parlare al parco,anche li fra le magnolie,
boschetto
le radici sembrano mancare,Verdi impera,
non ci sono tradizioni,ieri,il lamento lo ha cancellato
Una vita da nuovo,la transizione lo mostra
acclamato presente! sei qui pronto da lasciar trascorrere...
25/08/2009