Morlotti Mandelli Moreni - Viaggio al termine della natura. L’assunto del grande critico viene indagato in una rassegna che mette a confronto i tre pittori modernamente neoromantici”. Alla Fondazione Magnani Rocca fino al 4 luglio.
Morlotti, Mandelli, Moreni, ovvero, stando alla celebre definizione di Francesco Arcangeli, gli ultimi naturalisti.
L’assunto del grande critico viene indagato in una estesa rassegna in cui i tre pittori modernamente neoromantici sono messi a confronto, con oltre settanta dipinti a documentare l’intero loro percorso. L’occasione è offerta dalla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo che dal 25 aprile al 4 luglio propone Morlotti Mandelli Moreni. Viaggio al termine della natura. La mostra, promossa dalla Fondazione presieduta da Manfredo Manfredi, è curata da Sandro Parmiggiani.
"Coi suoi possibili limiti, ma con la sua reale autenticità,
l' 'ultimo naturalismo', anche se fu formulazione meno arrischiata
(ma meno astratta per qualche aspetto) del più tipico 'informel',
tentò di spostare in qualche modo la frontiera del rapporto
con la natura rispetto al secolo che ci ha preceduti"
Francesco Arcangeli
Nel 1954 il critico Francesco Arcangeli pubblica su Paragone, mensile di arte e letteratura diretto da Roberto Longhi, un articolo intitolato Gli ultimi naturalisti, nel quale viene individuato in ambito informale l’estremo sussulto della pittura di natura, seppure con linguaggio indiretto e allusivo. Gli ultimi naturalisti cui fa riferimento il titolo del saggio sono in un qualche modo gli eredi di una tradizione tutta italiana, specificatamente padana, che ha in Wiligelmo, Foppa, Caravaggio, Crespi e Fontanesi i suoi capisaldi. A differenza dei maestri del passato, i pittori informali citati da Arcangeli vivono la natura come una situazione profondamente e amorosamente angosciata, quasi medianicamente intuita. L’incubo della catastrofe nucleare, così acutamente sentito nel dopoguerra e negli anni Cinquanta, e un latente mal di vivere, li spingono verso una deriva esistenzialistica che si riverbera nelle loro opere.
La mostra alla Fondazione Magnani-Rocca non casualmente intende rendere omaggio a Ennio Morlotti nel centenario della nascita (1910) e a Mattia Moreni nel novantesimo anniversario sempre della nascita (1920). Morlotti, Mandelli, Moreni - emblemi degli ultimi naturalisti - sono presenti con un numero limitato di lavori (circa 15-20 ciascuno, anche in relazione alle loro dimensioni), tutti assai selezionati, provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, con particolare riferimento al ventennio racchiuso tra i primi anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, mentre gli esordi e gli ultimi approdi dei tre artisti sono necessariamente documentati da un numero ristretto di opere.
In occasione dell’esposizione viene pubblicato un catalogo con testi di Sandro Parmiggiani e Claudio Spadoni, una selezionata antologia critica, conversazioni con tre collezionisti (Mario Matasci, Giuseppe Bertolini, Serafino Penazzi) che hanno fatto, rispettivamente di Morlotti, Mandelli e Moreni, il fulcro delle loro collezioni, e la riproduzione delle cinquanta opere in mostra.
16/05/2010