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Che sorpresa

EPISODIO 3

Autobus che viaggiavano tranquilli, mantenendo la loro giusta velocità di crociera cittadina. Trasportavano, con tutta calma, i loro buoni passeggeri che suonavano il campanello per prenotare la fermata quando notavano di essere in prossimità della propria destinazione. Un’orchestra armonicamente organizzata e finalizzata ad una precisa esecuzione. Taxi bianchi, guidati con maestria casereccia, decorati con preciso ordine e senso degli affari, giravano in lungo e in largo le vie della città, animando con repentini cambi di marcia, frenate ordinate e, nei casi più comodi, soltanto la giusta dose di gas, i borghi antichi che sopportavano la mattina brontolando tacitamente. I treni partivano, scorrendo severamente sui binari puliti, ma giungevano anche e spingevano fuori dai loro convogli passeggeri tranquilli, nervosi, innamorati, solitari oppure instancabili lavoratori che continuavano ad osservare le lancette del proprio orologio da polso e ripetevano mentalmente il percorso più breve per giungere ovunque fossero diretti. Ma c’era anche una buona dose di confusi che, messo piede a terra, pensavano di essere arrivati in un campeggio o in un colonia estiva. Poi però leggevano, a caratteri rossi enormi, la scritta “Temporary Station” e comprendevano il senso di tutto. Il miglioramento era nell’aria, rappresentato da infaticabili operai sempre al lavoro, scavatori urlanti e gru dondolanti. Negozi aperti, gente imbacuccata che cercava di combattere il freddo tagliente che rosicchiava ogni briciola di calore, edicole che esponevano tutti i loro colori senza vergogna. Ogni cosa girava, viveva, dava il proprio onesto contributo per rendere tutto vivo, visibile e presente.

E Randy? Si perdeva tutto questo. Con lo sguardo fisso fuori dalla finestra della sua classe, al terzo piano dell’edificio giallo e marrone di via Costituente, pensava soltanto che in linea d’aria, in direzione nord est, lì vicino, c’era l’incrocio tra via D’Azeglio e Via Bixio. Niente romantica reminiscenza storica, niente teoremi di matematica o complesse reazioni chimiche. Ciò che il giovane ragazzo riusciva ad immaginare, erano soltanto i diversi e possibili modi di come Giuly, in sella alla sua sbraitante seicento, avrebbe potuto tagliare quell’incrocio se ci fosse passata durante la solitudine della notte. Fantasia galoppante che andava ad influenzare anche il suo sguardo e se il Botta, suo compagno di banco, non lo avesse avvertito in tempo, anche l’ometto capelluto e occhialuto dietro la cattedra si sarebbe presto accorto dell’assenza di Andrea.

“Oh…ti sei fissato?”
“Eh…- rispose Randy voltandosi verso il Botta – che dici?”
“Io non ce la faccio più…guarda… - mostrava al suo amico il quadrante del proprio orologio. La lancetta dei secondi si stava per avvicinare al numero dodici, mancava un minuto esatto all’una. – ho sincronizzato il mio orologio con la campanella…spacco il secondo…”

Come non detto. Appena la lancettina scattante attraversò il dodici permettendo alla lunga lancetta dei minuti di posizionarsi trionfante sul medesimo numero a due cifre, il suono liberatorio ristorò le orecchie dei poveri condannati ai lavori mentali forzati.
“Eh, che ti ho detto?” il Botta sorrise manifestando un forte orgoglio, forse anche un po’ eccessivo, per il risultato ottenuto.
“Certo che non hai proprio niente da fare…” Randy smontò così l’entusiasmo per la perfezione.

Una volta fuori da scuola Andrea accompagnò il suo amico allo scooter.
“Oh, ma quando te lo riprendi il tuo motorino?”
“Per seguire il tuo schifosissimo consiglio su quel carburatore, che fra l’altro non sai neanche come si chiama, adesso è fermo…è sono già due mesi che…” Andrea si fermò. La sua attenzione era stata rapita da qualcosa, o qualcuno? Fatto sta che interruppe il suo dialogo con il Botta e tornò a perdersi nei suoi pensieri, questa volta, più dolci che mai.

“Ancora? Ma che hai oggi?” il Botta cercò di distoglierlo dandogli una spinta alla spalla destra. Niente da fare, Andrea traballava come un birillo in bilico. Il suo compagno di banco osservò nella stessa direzione di Randy e capì.
“Randy…Randy…” Una voce femminile chiamava questo nome. Nessuna risposta. Alle spalle dei due amici era arrivato qualcuno.

“Lascialo perdere Giuly…- rispose il Botta – è totalmente andato oggi. Poi ha visto…” il Botta indicò nella stessa direzione verso la quale era diretto lo sguardo di Randy. Giuly osservò e capì. La ragazza sorrise e si avvicinò al suo amico.
“Romeo, vuoi un passaggio a casa?”
Randy si destò e si accorse che la sua amica era arrivata.
“Giuly che ci fai qui?
“Ero fuori con un’amica a bere un caffè qui vicino. Non la vedevo da anni e ci siamo perse a parlare. Siccome mi sono liberata poco fa ho pensato di passare a prenderti e darti uno strappo a casa.”
“Si…si va bene…vengo con te…” rispose Randy ancora mezzo stranito.
“Oh… - si fece sentire il Botta – ma non devi passare a prendere tuo fratello?”
“Ah già…mio fratello…”
“Possibile che ti faccia ancora questo effetto? Ma allora sei proprio innamorato.” Chiese divertita Giuly.
“Innamorato io? Di chi?” Rispose fiero Randy.
“Di chi? L’hai vista e non riuscivi a dire una sillaba, innamorato di Laura no.” Tagliò corto il Botta.

Una ragazza con i capelli lunghi castani, con due occhi chiari ed un sorriso che faceva venire in mente solo i colori più belli di un arcobaleno appena accennato, stava salutando una sua amica e, con delicata fretta, in sella alla sua bicicletta girò a destra all’angolo tra via Costituente e via Bixio.
“Va bene, va bene, lo ammetto…forse mi piace un po’… - Randy cercò di riprendere in mano la situazione, poi si rivolse improvvisamente a Giuly – e tu come fai a sapere di Laura?”
“Mi hai scritto mail per un anno intero?”
“Ah si… - si sorprese il Botta – allora sei proprio fatto…” Cominciò a ridere senza sosta.
“Ti ringrazio Giuly…è davvero un piacere riaverti in città…” affermò sconsolato Randy e gli occhi divertiti di Giuly cercavano un appiglio ed una possibile scusa per la gaffe appena commessa.
“Dai che sono tuo amico…” il Botta tranquillizzò Randy.
“Comunque, io non mi ero fissato, stavo solo cercando di capire con chi parlava. Tutto qua. E poi non devo andare a prendere mio fratello, ci ha già pensato mia madre, quindi Giuly, anziché prendere l’autobus vengo con te…” La ragazza stava porgendo un casco scuro al suo giovane amico.
“Aspettate…- intervenne il Botta - visto che io sono in scooter e voi in moto…pizza al parco…eh?”
“Con questo freddo?” osservò Giuly.
“La pizza ti riscalda…”
“Beh io non ho fretta… - disse la ragazza – tu?” chiese a Randy.
“Sono in moto con te. Faccio quello che fai tu…”

I tre si diressero verso il Parco Ducale, ma prima fecero tappa in un panificio di via D’Azeglio che invogliava tutti i deliziati passanti con un profumo estasiante di pizza, pane, dolci e focacce. Giunti dalle parti di via Kennedy, Giuly fece scendere Randy davanti il cancello del parco per parcheggiare la sua sbraitante seicento. Ma, attraverso la visiera del suo casco nero, le capitò di osservare qualcosa. Dopo una mattina trascorsa in nome di un’amicizia ritrovata, ricercata e voluta, Daniela, non molto distante da dove Giuly stava parcheggiando, ma sufficientemente lontana per non notare la presenza della ragazza, salutava qualcuno con un dolce bacio, prima di entrare in macchina. Quel qualcuno, Giuly, lo conosceva bene. Andrea, avvicinandosi alla sua amica e notando tutto quello che era possibile notare…senza farsi distogliere dal rosso accesso di quell’edicola che ai margini di Piazzale Santa Croce celava la parte sinistra della macchina, disse: “Contenta di essere tornata?”
“Sei un po’ troppo sveglio per la tua età…” rispose Giuly dopo che la macchina che i due amici osservavano si era già allontanata.
“Anche tu per la tua…forse…” disse Randy.
“Oh allora…andiamo?” Si fece sentire il Botta.

Autobus, taxi, treni che andavano e venivano, negozi, passanti, vetrine illuminate, profumi che si spandevano nell’aria gelida e il parco che accoglieva tutti, proseguendo indisturbato il suo sonnellino invernale. Il ritmo cittadino andava avanti, così come non si arrestava neanche il vortice di emozioni che rapiva a turno i cuori dei due amici. Prima aveva colpito Randy alla vista della lontana Laura e ora girava intorno a Giuly.
Contenta di essere tornata?

19/01/2010

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