"Perchè il Festival della poesia di Parma così non va"
“Prendo a prestito alcune frasi dell'Assessore Sommi per commentare questo Festival della poesia che "non regala emozioni" come vorrebbe e neppure "evoca suggestioni"; non "richiama l'uomo alla riflessione" e non "lo costringe a fare i conti con la sua interiorità".
Che cosa intenda poi l'eclettico assessore tutto fare con la "ginnastica dell'anima", non vorrei si riferisse a quella degli allestitori... e poi... lui, proprio lui parla di "società liquida"!!... e con "pochi riferimenti"... Che è la vostra amministrazione se non questo che voi denunciate?
Ormai basta Luca, non ne possiamo più di queste celebrazioni funeree. Basta queste organizzazioni in tutti i campi senza un ricambio, senza una direzione artistica per edizione e a misura solo dell'assessore di turno. Le iniziative "serie" individuano ogni anno una nuova organizzazione e direzione. Questa che si fa a Parma non è cultura ma affarismo da eventi.
Non c'è nulla di generatore culturale. Anche tu ti sei perso in questo decorativismo di cui si potrebbe fare, viste le pratiche, l'Assessorato "Allestimenti e Eventi"... Assessorato alla cultura è altra cosa. Mi dispiace... non è questo. I numeri che porti sempre a giustificazione dei risultati non sono il solo metro di misura. Che ne è dell'elaborazione culturale locale, in varie aree, sempre più impoverita? Per alimentare cosa? Tutti gli investimenti effettuati in questi anni che ricaduta hanno avuto sulla dimensione artistico culturale locale? Cerchiamo di andare oltre i benefici del turismo... se vi sono stati.
Il Festival della poesia è forse quello più impegnativo rispetto a quelli della Letteratura (Mantova) e della Filosofia (Modena). Non è sufficiente il "ragionare" sulle cose, ma il "sentire" individuale... stimolare le coscienze. E questo modo di metterlo in scena non funziona. Non funziona la logistica, non funziona l'interpretazione teatrale, non funziona la sua fruizione. Non funziona l'assenza di fare poesia durante l'anno. Già lo scrissi nel 2007: "Che senso ha un festival della poesia in un luogo dove la poesia non c'è più? La poesia non è un vezzo estetizzante!... E' sulla quotidianità che mi soffermo: il festival dovrebbe costituirne lo sforzo virtuoso. Ma la quotidianità poetica non la si realizza con i festival, ma attraverso scelte poetiche di vita...I Festival dovrebbero stare a significare un momento culminante di una quotidianità, di un impegno verso quell'essere; una desiderata, una forma di richiamo culturale a partecipare e di divulgazione di una identità del luogo in cui vive, in questo caso, la poesia...e non la si celebra per un qualche tornaconto. La poesia non è transito turistico, né scambio dialettico celebrativo: è pensiero autentico, gocce pure di essenza dell'anima, del cuore, della mente. Ma così non è, e per ora, non ne vedo nemmeno la gravidanza, né si scorgono alambicchi in costruzione per distillare la dolcezza d'animo". Così scrivevo appunto... quattro edizioni fa nel 2007. Ma ad oggi nulla è cambiato se non forse il budget di spesa, ma non la profondità del "sentire" che questo Festival meriterebbe.
Dicevo sulla logistica. I portici del Palazzo del Grano, ad esempio, iper usati per ogni occasione, non hanno né le caratteristiche acustiche, né di accoglienza. Possono essere utilizzati per uno snodo informativo, di attenzione, luogo di incontro con gli editori e le pubblicazioni, ma non di ascolto e di dibattito. Una rilevazione penso abbastanza evidente, eppur si insiste, per seguire la logica dei numeri... che rimane comunque scarsa.
La forma poi che mi permetto di suggerire è un coinvolgimento nella trasmissione della poesia, di altre forme oltre il reading. Se la poesia deve stimolare l'aspetto intimistico piuttosto di quello razionale beh, dovrebbero essere attivate tutte quelle forme, strumenti e luoghi che consentono questo. Anche se è vero che la poesia è in ogni luogo, possiamo immaginare un incontro intimistico o poetico rituale sotto i Portici del Grano? Semmai occasionale! Da voi tra l'altro trasformato in parte a garage per le auto blu... e con tutti gli inevitabili rumori di strada?... Possiamo affidare alla sola voce teatrante questo?
Scelta dei luoghi, immagini, musica, voci dovrebbero trovare un loro insieme espressivo dal vivo o in produzioni video da proiettare. Dovrebbe divenire una produzione editoriale da diramare anche in rete non solo come evento, ma come singole interpretazioni di ogni poesia. Perché non pensare a videoclip o a corti, musiche e voci capaci di rendere e trasportare in queste atmosfere? O in improvvisazione? Perché non lanciare una produzione artistica video/sonora su autori o loro brani che potranno pervenire ad una commissione che li valuterà e ne sceglierà la proiezione o l'ascolto durante il Festival? Sarebbe un modo di valorizzare artisti, autori, dare vita ad un circuito virtuoso di cui la poesia è il soggetto.
Alla voce narrante monocorda non può essere delegata tutta la responsabilità della "interpretazione"... troppo spesso "recitazione".
Capisco Assessore le difficoltà di far incontrare e conciliare tutte le esigenze e i suggerimenti. Il mio era solo un modo di esprimere la mia critica, le mie argomentate perplessità e, come sempre, una mia personale proposta evolutiva. E' il senso civico che me lo fa fare... di cui voi dovreste essere garanzia di espressione popolare. Ma non so poi quanto!!
La poesia è un germe prezioso di creatività e di pensiero che coltiva l'anima, lo spirito e non penso possano essere coltivati in questi campi aridi e desolanti. Non si può essere parassiti della poesia... è un canto sublime di cui l'umanità dovrebbe saziarsi gli occhi e perdersi per orientarsi.
John Keats: "C'è molta gente superficiale che prende le cose alla lettera. Ma la vita di un uomo che abbia in sé qualche valore è una continua Allegoria. Solo pochi possono capire il mistero della sua vita".
22/06/2010