"Architettura passepartout"
“Quattro arresti a Parma per corruzione nell'ambito dell'operazione Green money (appalti gestione aree verdi) nel giorno del convegno internazionale di architettura "Spazi pubblici e qualità urbana - approcci innovativi e buone pratiche". Una interpretazione lirica parmigiana: non si potevano avere migliori interpreti, sceneggiatura e scenografia. Mi sembra, come diceva D'Averio "sul brutto c'è una intesa trasversale" anche nella città dei giardini che profuma di tigli.
Gli appalti pubblici urbanistici costituiscono forse l'area criminale di maggior rilievo: ogni città ha la sua lirica... tenori che vanno a ruba! Qual è l'approccio etico degli architetti di fronte a un fazioso e spesso corrotto committente pubblico e un committente privato orientato solo al massimo profitto? Quali sono le strategie adottate dall'ordine degli Architetti, degli Ingegneri per andare oltre questo baratro devastante che impedisce il pensiero positivo, la convivenza felice, ma infausta connivenza? Per legittimare inoltre una indipendenza professionale e non una dipendenza servile? Cosa si è fatto delle periferie? Ogni città è teatro d'opera in cui la sceneggiatura è determinata dal contesto.
La qualità dello spazio pubblico è sempre fortemente intrisa della cultura "politica" del momento storico. Da tempo stiamo vivendo il passaggio da una civiltà industriale e post industriale a quella digitale: "da città cantiere a città delle persone. Dal lavoro all'esercizio del sé". E in questo passaggio, in Europa violento, essendo fondamentalmente dei colonizzati di saperi, alfabeti e linguaggi nati altrove, qual è l'elaborazione politica di nuove civiltà. Qual è il progetto futuro? Qual è l'ideogramma mutevole delle nostre città?
Nel 1999 ideai e editai a Parma "Digitalcity" la prima Biennale di cybercultura. Vennero esperti, in diversi settori, da tutto il mondo per tre giorni. Quello era l'indirizzo di come pensare l'evoluzione della città, ma i politici e la classe dirigente si occuparono d'altro... Ancora considerano il digitale uno "strumento" e non un nuovo "ambiente" da esplorare. Incapaci di concepire che il virtuale è anche reale. Insipienti nell'andare oltre il ripetitivo processo industriale.
Podrecca: "bisogna ricercare l'eros dello spazio pubblico, riscoprire la cultura dell'incontro face to face, bisogna ricercare la gioia della vita nella città, bisogna riscoprire gli odori, la poesia, la lirica nella progettazione degli spazi urbani, mentre ciò che vediamo è spesso anemico, grigio..." Pensiero condivisibile. Ma cito alcuni esempi a Parma di gestione dello spazio pubblico che vanno esattamente in direzione opposta:
-Due piscine, ENEL e CONI, in pieno centro città divenute la prima un garage multipiano, la seconda un centro benessere con accesso da 1500 euro l'anno;
-Il parco fluviale, di cui esiste uno studio da almeno 15 anni dell'architetto Umberto Rovaldi che ne consentirebbe la fruibilità pedonale e ciclabile da Colorno a Parma a Sala Baganza (asse delle dimore storiche del ducato), volutamente dimenticato.
Lo spazio pubblico è divenuto solo oggetto d'appalto. Il progetto relegato al contenitore e non al contesto. Dov'è la cultura del paesaggio? Il concetto del transito prevale su quello dell'abitare. Nel transito si consuma e spesso si sciupa. L'abitare invece ha in sé l'avere cura del luogo. Le città, in particolare quelle ad alta densità, hanno perso la loro natura: essere luoghi di incontro per divenire pianificazione di non luoghi, allevamenti intensivi, eventi. E questo spesso in una ripetitività modulare indistinguibile nell' edificato e nei consumi.
Se questo è il contesto che genera la cultura in divenire di un luogo quali le possibilità di riscoprire i profumi e la poesia di una polis abitata? Alcune splendide, sorridenti ragazze spagnole, nella notte, festeggiavano camminando a piedi nudi nel velo d'acqua di Botta in piazza della Pilotta, la loro laurea. Revisione padana di quella di Trevi. Saperi, bellezza, spontaneità, interpretazione creativa dei luoghi, multietnicità, comunità... illuminati signori... può essere la risposta. Ma quali racconti propongono invece i nostri politici, la nostra classe dirigente? Un linguaggio conformista, obsoleto, sistematicamente falso solo da dimenticare. Un "sistema" marcio alle radici. Insanabile.
Il cambiamento è in singolarità creative contaminanti e volenterosi illuminati disponibili a sostenere l'opera. La nuova energia, se non viene soppressa, è già nell'aria... e se ne ha pure voglia di respirarla!!”
Luigi Boschi
12/06/2010