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"Di che nazione sei?"

“La nazionalità è una scelta culturale non territoriale

Ormai la nazionalità è divenuta una maglia stretta da indossare, per certi versi fastidiosa. In tempi di rapidi mutamenti le identità si dissolvono e prevale la spinta verso nuovi orientamenti nell'abitare i luoghi. Un desiderio di ricercare un nuovo senso. Le barriere etniche e territoriali crollano. C'è l'esigenza di rifarsi a un senso superiore visto il collasso e la disgregazione della società civile i cui "codici" si sgretolano all'incedere dei cambiamenti.

L'identità dei popoli è nelle religioni, non nelle nazioni. Il dialogo interreligioso è di vitale importanza per una nuova impronta etica nelle coscienze, laddove lo Stato sembra aver fallito; per un risveglio dei sedati sentimenti preda del culto mediatico; per una società ad alta riflessività e consapevolezza. Il cambiamento è nel singolo.

Le comunità convivono entro certe dimensioni, altrimenti collassano... lo si vede da anni cosa sta avvenendo nelle grandi città. La persona perde di significato e prevale la sovrastruttura: una prigione! Lo dice la storia, lo evidenzia la biologia. Le regole sempre più complesse e cervellotiche sono insufficienti, se non ridicole, nella gestione di pacifiche convivenze. Divengono spesso i codici dell'ingiustizia.

Nell'era digitale la nazionalità è un' essenza culturale non più territoriale. L'affinità di pensiero, le conoscenze, la sensibilità e qualità del "sentire", le dissonanze armoniose, le proiezioni di orizzonti sanciscono i legami delle convivenze non necessariamente radicate in un territorio. Quale pensiero accomuna ora gli italici se non quello delinquenziale che regna nella penisola? E chi non ne vuole sapere di far parte di questa marmaglia? Cosa abbiamo da spartire? La nostra storia, certo, ma la storia italiana è il passato e patrimonio universale, non solo degli italiani. E si potrebbe essere cittadini di altri Paesi, residenti in Italia. Se la Nazionalità è una forma culturale, perché non può essere una libera scelta? Ognuno sceglie, eventualmente, lo Stato culturale con cui si sente più affine. Che italianità può maturare chi ha interessi in campi e aree qui messi alla berlina o esiliati?

La sanità e la prima casa non dovrebbero essere un diritto mondiale di civiltà? Il resto è sovrastruttura. Il digitale, lo vediamo, sta smaterializzando il modo di vivere... e tutto sembra obsoleto, anche le nazioni... ridotte a un sistema che gira in un ambiente open source di un server. Con quale diritto poi a una persona inconsapevole viene affibbiata una nazionalità? Perché non si può scegliere a quale Paese appartenere visto che non è nemmeno nostra volontà venire al mondo? E ti danno pure l'obbligo di una nazionalità. Ma chi la vuole!!

Per quale ragione dovremmo andar fieri di essere italiani? Per la natura, i mari e i monti, per gli artisti, i musicisti, i poeti...le opere d'arte, per alcuni uomini di valore che han scritto la storia in vari campi, non certo per i politici contemporanei della finzione democratica, né per la ridicola monarchia. Quale Repubblica? Dei prepotenti, dei dispotici, dei furfanti...Stato? Dove? Comunità? Repressa e avvilita, impestata, costretta a combattere contro forze più grandi di lei e da lei stessa alimentate. Un sistema che rapina la vita...Un giro perverso: "Stato canaglia" l'ha chiamato Ostellino. La Napoleoni si è limita all' "Economia canaglia". E si festeggia la Repubblica? Buffoni direbbe Caproni!

La disgrazia di una lingua in comune, purtroppo imposta dal contesto, deve forse condizionare la vita? Presto si avrà il traduttore nell'IPod, nell'IPad, nel cellulare, un software speech-to-speech in grado di capire e tradurre simultaneamente perché il nuovo alfabeto di base universale da cui si compone poi tutto è il codice alfa numerico. E si può essere di altra nazionalità, avere una lingua non autoctona e risiedere in un Paese diverso rispetto alla nazionalità scelta. Insomma uno può decidere di essere un canadese, un americano, un indiano, un giapponese, parlare italiano e risiedere in Italia.

E se si volesse essere poi apolidi? Se non se ne volesse sapere di questa nomenclatura mondiale di biscazzieri? Ma chi rappresentano? Solo i loro interessi e quelli delle loro lobbies!! Se il mondo va verso il personal questa arcaica Burokratia a che serve? A chi giova tutto questo immondezzaio?
Perché dobbiamo farci derubare da questi malfattori? Che abbiamo fatto di male col nascere? Perché dobbiamo farci distruggere il paesaggio? Perché i saperi devono essere sabotati? Perché i ladri premiati?

Collegati con il mondo, estese comunità virtuali, piccole comunità reali, ambienti intelligenti con cui interagire attraverso protesi tecnologiche. Il mondo dei bit sostituisce in gran parte quello meccanico in esaurimento e così la sua società. L'uomo ritorna amico della natura: il sole, la luna, le stelle, i mari, i monti, l'acqua, le colline, un paesaggio, le amicizie, gli amori da sempre sono loro a rendere possibile la vita e felici le persone... ma è un patrimonio dell'umanità, non certo nazionale. Sangue e arena è stato il risultato di chi ha governato le nazioni oltre ad aver spesso inferto un grave danno, senza ragione, a questi beni naturali della vita. Ma forse è la politica, nella sua decadenza, che ha fallito!!

Luigi Boschi”

16/02/2010

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