Ubaldi e un partito per la terza repubblica
In questo ottobre parmigiano imbattersi in una iniziativa di successo, in una sala
gremita di volti noti, dovrebbe far pensare immediatamente al Maestro Giuseppe
Verdi; invece a Ponte Taro sabato mattina a dirigere l’orchestra c’era Elvio Ubaldi.
Se è possibile che esista una ‘Italia migliore’ la si trova certamente in tutti i
partiti appena nati o, meglio, nascituri e ogni gestazione è colma di intenzioni
apprezzabili.
La proposta di Ubaldi risente del clima politico contingente nei punti in cui
ipotizza una forma di partito confederale e una grande riforma costituzionale
combinando il tutto con l’apparire e riapparire di una nuova attenzione per la
geografia e i punti cardinali, ma l’opportunità, per non dire la necessità di un
‘partito nuovo’ (non un nuovo partito) nasce dall’analisi politica degli
avvenimenti del passato prossimo e del presente durante la quale Ubaldi ha mostrato
una propria coerenza capace di riflettere un alone di credibilità anche sulle
intenzioni espresse.
La politica della seconda repubblica, secondo Ubaldi, non ha risolto, o ha
addirittura creato i problemi del Paese che oggi non è migliore di come era quindici
anni fa. I partiti hanno attraversato e attraversano una fase ancora transitoria che
conferma l’analisi fatta tanti anni fa in forza della quale quello che parte ora è un
partito per il dopo Berlusconi.
C’è nel messaggio di Ubaldi un elemento di novità culturalmente interessante che per
ora sembra piuttosto lontano dal sentire dell’elettorato ma che esprime
l’intenzione di impegnare il ‘partito nuovo’ nella realizzazione del ‘benessere
personale’ di ogni cittadino inteso come sintesi di miglioramento economico, di
armonia sociale e di sicurezza ambientale.
Il resto è un insieme di buoni propositi che sarebbe bello veder realizzati per
costruire una ‘Italia migliore’. La presenza di Lorenzo Dellai testimonia il
coinvolgimento di altri territori e avvicina l’ipotesi di un risultato positivo che
non appare certo scontato.
26/10/2009