PARMA, 1 AGOSTO - La realizzazione della metropolitana di Parma sembrerebbe a rischio.
Dopo la seduta del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) avvenuta ieri, della quale non ci sono risultati certi, il progetto si aggiudica il secondo rinvio, questa volta a settembre: dopo l’ennesimo colpo, sono in molti a pensare che l’opera si destinata a fallire.
“Ieri ci aspettavamo che il Cipe approvasse definitivamente il progetto e il finanziamento: la conferma di 35 milioni circa che avrebbero rinforzato l’intervento e la realizzabilità dell’opera”.
Queste le parole di Elvio Ubaldi, il quale ha anche ricordato che “il progetto presentato ieri era concluso e pronto per essere approvato” ma che ora per colpa dissidi che pare provengano "o tra ministeri o dall’indeterminazione di Parma” è stato nuovamente rimandato.
Tempi e disaccordi troppo forti per un’opera di impatto decisivo sia economico che urbano: nel complesso servono 341 milioni di euro dei quali 172 sono già stati stanziati dallo stato dal Cipe nel 2005 e 96 dal comune.
Così, dopo il rinvio di ieri, mancano esattamente 73 milioni di euro.
Ma non è finita qui. La parte più complicata del “progetto metrò” deve ancora arrivare: sarà infatti la cifra da risarcire al vincitore dell’appalto per l’eventuale mancata realizzazione dell’opera, più relativi risarcimenti di progetti e consulenze, una delle note dolenti in caso di esito negativo.
A proposito Ubaldi ha spiegato che: “L'impresa Pizzarotti & C. ha vinto un regolare appalto e attende la legittima possibilità di realizzare l’opera. La legge credo preveda un risarcimento pari a circa il 10% del valore dell’opera che è stata appaltata. In più in questi anni la società metropolitana ha speso circa oltre 10 milioni di euro per attività di progettazione e consulenza".
“Evidentemente si crea un costo che può rappresentare un danno erariale e qualcuno dovrà rispondere”.
Un futuro non roseo per la realizzazione di una grande opera pubblica che per Ubaldi non è un “intervento d’avanguardia” ma la soluzione che “tutte le città nei prossimi anni perseguiranno per risolvere i problemi di accessibilità soprattutto ai loro centri storici e per creare un collegamento tra la città, le sue provincie e le città vicine” impossibili da risolvere con gli attuali mezzi in superficie.