"La salute di diecimila persone
messa in pericolo da quel camino"
PARMA, 9 SETTEMBRE – “La realizzazione dell’inceneritore a Parma può essere fermata”. A crederlo sono i membri dell’associazione Gestione Corretta Rifiuti che sull’argomento hanno avuto sempre le idee chiare. Da mesi fanno il conto alla rovescia sperando che prima di arrivare alla fine ci sia un cambiamento di programma e l’impianto non venga realizzato.
Le motivazioni che spingono l’associazione a dire ‘no’ con tanta convinzione sono semplici: “verranno emesse – spiega Gabriele Folli, membro dell’associazione Gestione Corretta Rifiuti - polveri sottili, furani, metalli pesanti e diossine che insisteranno sulla zona circostante, un’area di circa 10 chilometri intorno al camino.” Il primo motivo per non volere la costruzione dell’inceneritore, quindi, è strettamente legato alla salute di chi avrà a che fare con le sostanze tossiche emesse dai suoi camini. Queste persone sono, prima di tutto, i dipendenti delle aziende che sorgono intorno all’area di Ugozzolo, in cui è prevista la realizzazione dell’impianto. “Abbiamo calcolato – continua Folli – che sono circa diecimila le persone che lavorano in quella zona per otto ore al giorno”. Per questo motivo alcune delle aziende presenti in quell'area hanno sollevato dubbi riguardo alla realizzazione dell'impianto. Il punto è che tra queste aziende ad esprimere preoccupazione, non solo per i propri dipendenti ma anche per i propri prodotti, c'è anche la Barilla. Naturalmente la posizione presa dalla nota azienda parmigiana ha, in un certo senso, fatto scalpore e sicuramente ha aggiunto incertezze rispetto alla convenienza o meno di realizzare l’impianto.
“Naturalmente – spiega Folli – riteniamo che la preoccupazione degli industriali ci dia una mano in questo senso, perché la loro immagine è legata a un prodotto alimentare, quindi è nel loro interesse che l'inceneritore non venga realizzato in quel luogo. Il problema è che legando l’impianto al teleriscaldamento non può essere fatto in una zona isolata, perché non avrebbe una valenza tecnologica”. In effetti la parola delle aziende, soprattutto quella della Barilla, potrebbe cambiare le sorti di questa vicenda, ma è anche vero che se gli industriali dovessero opporsi fermamete alla realizzazione dell’inceneritore questo non significa che non venga ugualmente realizzato in un’altra area.
A questo punto è lecito chiedersi quale potrebbe essere l’alternativa alla costruzione di questo impianto 'brucia rifiuti'. L’associazione Gestione Corretta Rifiuti non ha dubbi: “serve una raccolta differenziata porta a porta spinta, fatta in modo omogeneo in tutta la provincia, non come accade adesso per cui ogni comune gestisce a modo proprio la raccolta. Questo ci permetterebbe di arrivare a dei livelli più alti di quelli attuali, circa il 70-75%; poi bisogna trattare i materiali che restano con un sistema di estrusione; mentre quello che rimane è materiale inerte” e finirebbe in discarica.
Ora non resta che scegliere una corretta politica di smaltimento dei rifiuti; prima o poi bisognerà prendere una decisione per evitare che Parma, in una visione catastrofica e forse surreale, si trasformi, come nel libro "Le città invisibili" di Calvino, nella Leonia di turno: una città sommersa dai rifiuti.
09/09/2010