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Frode fiscale,la Gdf prende documenti da Rugby Colorno

PARMA, 12 MARZO - Fatture false per 100 milioni di euro. Coinvolta nella maxi-frode c'è anche la Rugby Colorno. L'inchiesta, partita dalla Procura milanese, arriva anche a Parma.

Mercoledì gli uffici della società sportiva sono stati visitati dalla Guardia di Finanza. Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno sequestrato alcuni documenti. Ancora non si conoscono i dettagli della vicenda né è chiaro il ruolo della Rugby Colorno all'interno dell'inchiesta.

La società ci tiene a sottlineare che non c'è stata nessuna "perquisizione" ma si sono limitati a fornire alcuni documenti alla Guaduia di Finanza utili allo svolgimento dell'inchiesta:

"Con riferimento ad alcune notizie circolate nella giornata odierna a mezzo stampa, la società cooperativa sportiva dilettantistica “Rugby Colorno” desidera chiarire quanto segue.

In data 10.3.2010 la Guardia di finanza di Parma, su delega del nucleo tributario di Milano, nell’ambito di un’indagine svolta nei confronti della società Getraco s.a. e delle persone che per conto di questa hanno operato, si è recata presso la sede della “Rugby Colorno” per acquisire documentazione relativa ai rapporti commerciali intercorsi con tale società.

Gli addetti della “Rugby Colorno” hanno fornito alla polizia giudiziaria operante la massima collaborazione, consegnando loro copia integrale della documentazione richiesta .

Allo stato non è dato sapere quali siano le contestazioni che vengono formulate nei confronti di Getraco s.a. e delle persone indagate.

La “Rugby Colorno” vuole comunque sin d’ora sottolineare di avere sempre operato con correttezza al solo fine di perseguire i propri legittimi scopi sociali e sportivi."

L'OPERAZIONE

L'operazione condotta dalla Guardia di Finanza, nel quadro dell'inchiesta dei pm milanesi Gaetano Ruta e Laura Pedio, ha portato alla luce che dietro l'offerta di servizi di «International tax planning e di ottimizzazioni fiscali attraverso regimi migliorativi», proposti da una fiduciaria svizzera, si celava in realtà una fucina di prodotti all'avanguardia per l'evasione fiscale.
L'inchiesta è nata da accertamenti svolti dalla procura di Milano nell'ambito delle indagini sulle presunte irregolarità nella bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia e sull'imprenditore Giuseppe Grossi il quale, ha spiegato la Guardia di Finanza, non è coinvolto in questo nuovo filone sull'evasione fiscale di 53 società, tutte Pmi con fatturati tra i 4 e i 15 milioni di euro, attive in vari settori, da quello edile al tessile.
Il collegamento tra le due inchieste è una società con sede nel Regno Unito, la Brooks and K. Europe, che avrebbe emesso false fatturazioni sia per una delle società riconducibili a Grossi, oggetto dell'inchiesta sull'area vicino Milano, e alcune delle società a cui viene contestata l'evasione fiscale.
In particolare, la società fa capo a Vincenzo Agosta e Matteo Terragni, due consulenti fiscali della Getraco di Lugano, posti in stato di fermo il 20 ottobre scorso, giorno dell'arresto di Giuseppe Grossi. Nella nuova inchiesta, insieme alle 53 Pmi sono coinvolti 16 professionisti, 15 commercialisti e un avvocato, con sedi e studi nelle province di Milano, Como, Pavia, Varese, Bergamo, Bologna, Modena, Ferrara, Parma, Reggio Emilia, Rovigo, Padova, Verona, Venezia, Treviso, Roma e Napoli.
Agli oltre 80 indagati sono contestati a vario titolo i reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, dichiarazione infedele, emissione di fatture false e riciclaggio, per un'evasione complessiva di oltre 100 mln di euro. Al centro degli accertamenti della procura di Milano, in particolare, ha spiegato la Guardia di Finanza, c'è una società fiduciaria svizzera che offriva alla clientela la possibilità di avvalersi di fatture fittizie emesse da società create ad hoc, con sede in diversi Stati esteri (Austria, Regno Unito, Olanda e alcuni paradisi fiscali). Venivano così documentati servizi di consulenze o di altro tipo (talvolta assai articolati per celare meglio le operazioni fittizie) in realtà mai forniti o comunque di valore effettivo di inferiore all'importo fatturato. Grazie ai documenti falsi, gli imprenditori riuscivano a veicolare all'estero ingenti flussi finanziari, ottenendo un duplice beneficio: risparmiare sulle imposte dall'altro e avere somme di denaro su conti esteri cifrati in Paesi in cui era garantita una rigida osservanza del segreto bancario.


12/03/2010

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