PARMA, 9 NOVEMBRE - C'è un terzo indagato per l'omicidio di Tommasina Olina, la pensionata di 78 anni uccisa il 5 gennaio 2000 a Badolo di Sasso Marconi, sull'Appennino bolognese. Si tratta della ex suocera del figlio della vittima, indagato per omicidio, che deve rispondere di false dichiarazioni al pm e favoreggiamento personale. A distanza di circa dieci anni i carabinieri del Reparto operativo, coordinati dal pm Stefano Orsi, hanno riaperto l'inchiesta che a suo tempo si era chiusa con un'archiviazione. Al momento sono indagati per omicidio anche il figlio della donna, Nicola Nanni, e un amico di famiglia, un pensionato del posto di 77 anni, che deve rispondere di false dichiarazioni al pm. Il 77enne, in un'intercettazione ambientale descrive la scena del crimine come se ci fosse stato. Ma messo di fronte all'evidenza dei fatti ha negato quanto detto non sapendo di essere «ascoltato». Per quanto riguarda la terza indagata, la decisione è stata presa perchè la ex suocera ha sostenuto che Nanni era a casa dell'ex compagna la sera dell'omicidio a trovare il figlio. Versione in parte confermata dalla ex compagna che però non ha mai saputo indicare quando l'uomo era giunto a casa sua.
Lei infatti era rientrata più tardi e l'aveva trovato a tavola con i suoi. La ex suocera, inoltre, ha confermato che ad un certo punto Nanni avrebbe anche ricevuto una telefonata della madre di cui pare non vi sia traccia.
Inoltre la donna aveva confermato il racconto di Nanni secondo cui aveva coperto con un lenzuolo il cadavere della madre su indicazione del personale del 118 che però ha smentito questa versione. Secondo l'accusa la donna avrebbe favorito l'alibi di Nanni per gli aiuti economici che questi le avrebbe dato. Comincia a farsi chiarezza anche sull'orario della morte della donna. Un altro testimone, mai sentito in passato, avrebbe detto di aver visto il cadavere della donna già nel pomeriggio verso le 5 anche se non l'ha mai raccontato. A dare questa svolta è stato l'esame da parte del Ris di Parma di una parte dei reperti recuperati allora sul luogo del delitto (altri nel frattempo sono andati distrutti) e alcune intercettazioni.
Da un primo esame approfondito è così emerso che un'ascia trovata nella legnaia potrebbe essere l'arma del delitto mai trovata. Su di essa il Ris ha individuato due profili genetici, uno appartenente alla vittima e l'altro al figlio. Ma è stato estrapolato anche un terzo profilo di Dna che secondo gli investigatori potrebbe appartenere alla persona che ha aiutato l'omicida. La scena del delitto infatti, secondo l'accusa, era stata parzialmente ripulita così come l'ascia. Era stato usato uno straccio sequestrato ma nel frattempo andato distrutto. A spingere all'omicidio sarebbe stato un movente economico.
Pare infatti che Nanni e la madre da tempo fossero ai ferri corti perchè la donna voleva costruire una casa al nipote. Una decisione che non trovava d'accordo lo stesso padre del ragazzo interessato a ereditare l'intero e consistente patrimonio della donna stimato in almeno mezzo miliardo delle vecchie lire. Gli inquirenti hanno tenuto anche a precisare la difficoltà dell'indagine per via del muro di omertà con cui debbono fare i conti nella piccola frazione appenninica.