Stefano Magnani, custode attento della bellezza della Natura
Incontro Stefano Magnani presso il Circolo EOS – Laboratorio delle Arti di cui è socio fondatore e nel quale svolge la sua attività di insegnamento.
Il biglietto da visita di Stefano appare subito entrando: appesi alla parete, una serie di quadri in cui compare il suo tema prediletto, la Natura, tema per il quale è noto alla città: scorci di paesaggi campestri e collinari, spazi ampi in cui regna una quiete quasi irreale, una visione della natura rasserenante e bucolica in cui noto un elemento ricorrente, quasi una firma dell’artista: il ballone di fieno.
Che significato ha la pittura nel tuo percorso individuale?
Fin dall’adolescenza la pittura ha rappresentato il modo elettivo per dare voce a quella parte di me che non riusciva a trovare espressione altrimenti; nel dipingere sono riuscito a stabilire il contatto con me stesso, con la mia essenza profonda, a ritrovare quel filo conduttore che mi ha guidato nel mio affacciarmi al mondo e che tuttora costituisce la mappa orientativa del mio sentire.
Dunque, la pittura come strumento di crescita?
Pienamente, sotto vari profili: dal punto di vista psicologico in quanto il mio interesse per l’arte mi ha tenuto a galla in momenti difficili, ridandomi energia e consentendomi di affrontare il mio quotidiano giorno per giorno. Mi ha permesso di raggiungere l’autonomia economica e quindi di realizzare i miei progetti di uomo, trovare una casa, sposarmi, avere famiglia; non ultimo, mi ha dato la capacità di credere in me stesso, nelle mie potenzialità, migliorando le mie relazioni con gli altri: grazie alla pittura posso dire di avere realizzato i miei “talenti”!
Parlaci della tua tecnica, la pittura iperrealista, il perché di questa scelta
Dopo un primo avvicinamento ai quadri degli Impressionisti, seguendo la mia inclinazione, ho cominciato ad osservare e studiare le opere dei pittori antecedenti all’Impressionismo. Mi affascinavano la precisione del disegno, l’accuratezza dei dettagli, la viva nitidezza con cui rappresentavano le immagini, a tal punto da provare il desiderio di cimentarmi in quel tipo di pittura, quasi una sfida con me stesso: volevo capire fino a che punto ero in grado di arrivare con la mia capacità tecnica, quali i miei limiti e come superarli. E più procedevo in questa direzione, più cresceva la soddisfazione dentro di me per i risultati ottenuti e per la gioia che il creare queste opere mi dava.
Una sfida tecnica?
In parte lo è: ricercare la precisione nel raffigurare i particolari, la luce, l’equilibrio della composizione sono sicuramente frutto di anni di lavoro e di studio, ma non si è trattato solo di questo. Per me, questo modo di espressione non era che la ricerca di un mio linguaggio, una forma semantica personale che potesse rappresentare e veicolare i contenuti interiori che desideravo comunicare; forse non mi definirei più iperrealista, poiché il mio interesse ora si dirige sempre più verso la comunicazione di emozioni e contenuti. Anche dal punto di vista tecnico qualcosa è mutato: la pennellata è molto più visibile e concreta, un segno tangibile che muove la superficie e rende più evidente la presenza dell’uomo.
Qual è il messaggio che trasmetti con i tuoi quadri?
E’ la Natura la grande protagonista dei miei dipinti, la Natura sovrana che tutto governa in un perenne fluire. Ne colgo e rappresento ogni aspetto: romantico, suggestivo, silente, accogliente. L’uomo è parte integrante di questa visione: ciò che l’uomo realizza in armonia con la Natura, rispettandone i ritmi e l’equilibrio, è espressione di Vita e crea prosperità. I balloni che compaiono così frequentemente, sono la metafora di questo legame armonico, la tecnologia che si è messa al servizio della natura per produrre progresso e benessere. Ora però, nei miei quadri comincia a comparire anche un nuovo, terribile messaggio: l’uomo sta rompendo irreparabilmente questo equilibrio vitale e la Natura, ferita, si ribella.
Come esprimi questo nuovo messaggio nelle tue opere?
La mia ricerca sta evolvendo verso nuovi capitoli di questo racconto pittorico, in cui la Natura non è più solo Madre nutrice ma può prendere il sopravvento e ingaggiare con l’uomo una lotta per la sopravvivenza poiché egli non ha rispettato il patto di alleanza e rispetto reciproco. Ecco che la terra si corruga, mostra le sue zolle nude, i balloni si trasformano, si pietrificano, irrigidendosi in forme marmoree, quasi fossero tante stele a testimoniare una morte annunciata…ma per ora non posso dire di più, sono solo flash, anticipazioni di qualcosa che è ancora in gestazione, che non è pronto per venire alla luce.
Ancora un parallelo tra pittura e vita…
Mah, credo che questo fatto sia pressoché inevitabile, anzi, posso senza smentita affermare che è davvero una grande fortuna che la pittura sia così intrecciata alla mia vita o viceversa: significa vivere creativamente ogni giornata ed è ciò che cerco di trasmettere ai miei allievi!
NOTA BIOGRAFICA
Sono nato a Parma nel maggio del 1960 dove tuttora vivo e lavoro.
Fin da bambino ho avuto la passione per il disegno che mi ha portato a frequentare l'Istituto d'arte "Paolo Toschi".
Da allora ho cominciato ad apprezzare sempre più la natura che ci circonda, fino a diventarne un osservatore attento e innamorato.
A partire dal 1994 ho partecipato a mostre e concorsi che mi hanno fatto conoscere anche al di fuori delle provincia di Parma.
Presso il circolo culturale “EOS laboratorio delle arti” tengo dei corsi di pittura ad olio iper-realista, la stessa tecnica che utilizzo per realizzare i miei dipinti; qui espongo anche le mie opere.
Per contattarmi:
tel 329 0794112
e-mail viki2002@alice.it
per vedere tutte le opere http://www.stefanomagnani.it/
23/02/2010